.
Annunci online

 
luciogalluzzi 
Taccuini decostruttivi resistenti e laici per il libero dissenso contro il tiranno
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 
  cerca


 

diario |
 
Diario
1276113visite.

19 settembre 2010

I MOKBEL: QUESTI SCONOSCIUTI?

SERVIZI SEGRETI, BANDA DELLA MAGLIANA, NDRAGHETA-CAMORRA, NEONAZISMO, MASSONERIA, RAPIMENTO MORO, DI GIROLAMO E... SOLDI, TANTI SOLDI, NERISSIMI





L'ex senatore Di Girolamo - PDL - è stato condannato a 5 anni e alla restituzione di 2.5 milioni di €, riciclava, pagava la 'ndrangheta per farsi votare-eleggere, difatti c'era riuscito, usava i soldi del fondo per gli Italiani all'Estero per i suoi personalissimi progetti di carriera politica… In poche parole un ladro mafioso.
I cinque anni che deve scontare non li farà in galera, ma a casa sua. E' agli arresti domiciliano. Quasi con certezza tra poco sarà libero cittadino perché con indulto, condizionale e qualche altro azzeccagarbuglio ad hoc lo "ripuliranno".
Come già ho scritto: lui non si chiama Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva… non si chiama neppure Carlo Giuliani, non è Rom, Senegalese o Etiope, neppure "squadrista" delle Agende Rosse, come le hanno definite Bersani-Fassino, che contestano Schifani e lo Stato nella Mafia.
Ma quello che è emerso nelle cronache di questa squallida storia di appropriazione indebita, politica e criminalità organizzata e solo una piccola parte, perché un nome è rimasto quasi nell'ombra, come lo è stato da sempre: quello di Gennaro Mokbel.
E chissà poi perché quando si deve parlare di neonazisti legati alla massoneria, ai Servizi, a segreti di Stato, a potenti manovratori nell'Ombra… se ne parla poco e male, soprattutto non se ne parla.
Gennaro Mokbel non è uno sconosciuto.
Lo conoscono bene in tanti, troppi. Lo conosce anche Di Girolamo, talmente bene che si faceva picchiare e trattare da schiavetto da lui [testimonianaza resa dall'ex senatore agli inquirenti].
Lucia Mokbel, la sorella del neonazista, avrebbe sposato il figlio di Michele Finocchi, ex capo di Gabinetto del SISDE fino al 1991, coinvolto nell'inchiesta sui fondi neri quando Maurizio Broccoletti ne era amministratore.
Nel 1993, dopo aver fatto una fulminea carriera arrivando alla Direzione dei Servizi Civili del Viminale, decise di rendersi latitante.
I Mokbel hanno forti legami con il Servizio Civile, la Banda della Magliana e il terrorismo si estrema destra.
In base ad intercettazioni telefoniche dei ROS su Gennaro Mokbel, durante le indagini, lo stesso si vantava di essere sulla linea di arrivo per ottenere la più elevata onorificenza massonica: il 33° della Loggia di Palazzo Giustiniani.
Per capirci meglio, il 33° grado viene concesso solo a pochissimi "eletti", il numero si può contare sulle dita di una mano: Giovanni Agnelli pare fosse un trentatrè, lo potrebbe essere, è solo un esempio, Andreotti…
Dunque Mokbel al telefono dice che sta per diventare un potentissimo massone. Ma il "Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia", Gustavo Raffi, appena la notizia è apparsa nelle cronache, ha subito smentito: "Respingiamo con fermezza qualsiasi riferimento che colleghi Gennaro Mokbel alla massoneria di Palazzo Giustiniani: nel nostro tempio non c'è gente del genere".
Ma i Grandi Maestri dissero le stesse cose quando si seppe della Loggia P2 di Licio Gelli: non sapevano, non avevano autorizzato nulla, scomunicarono con parole. In realtà: sapevano, avevano autorizzato e se ne guardarono bene dallo scomunicare per anni e anni. Carta canta e i documenti ci sono. Licio Gelli chiese ed ottenne dai "Venerabili" il permesso di aprire la sua cupola golpista, li informò di quello che era il programma.
Tra le affermazioni di "Venerabile" e uno squallido neonazista, mi costa doverlo dire [moltissimo], ma io credo di più al secondo.




Un ex compagno di scuola di Gennaro Mokbel lo avrebbe definito "un ladro di merendine, che rubava la colazione ai cocchi di mamma per poi sfidarli ad andarsela a prendere. Un bullo, una specie di ras del quartiere che una volta chiuse la professoressa sul balcone dopo averla legata ad una sedia."
Ma il 23 febbraio 2010 il nome di Mokbel ottiene le prima pagine, finalmente!
Partono gli arresti e il giornalismo ingessato è costretto a parlarne.
Viene alla luce una maxi truffa legata al riciclaggio che coinvolge importanti società di Telecomunicazioni, politici ed imprenditori.
Una truffa con l'architettura delle "scatole cinesi", società "vuote" che vendevano servizi telefonici inesistenti con la complicità di due big delle TLC, che arrecano allo Stato un danno per 365 milioni di euro.
Ma l'indagine va oltre; emerge pure il coinvolgimento della 'ndrangheta che avrebbe fatto "favori" elettorali a vantaggio di un senatore eletto nel 2008 dagli italiani all'estero.
Il motore di questa vedeva come perno l'imprenditore romano Gennaro Mokbel, con trascorsi nell'estrema destra eversiva. compagno di scuola di Francesca Mambro e amicizie nella Banda della Magliana.
E se un assassino criminale come De Pedis ottiene di essere sepolto come un santo o pontefice nella basilica di sant'Apollinare, non dobbiamo meravigliarci di un Mokbel 33° massonico!
Per la vicenda di Marrazzo ritorna prepotentemente alla memoria via Gradoli, lì ci stanno le trans adesso, ma quella via ci porta diretti al rapimento Moro. C'era un covo delle "BR" lì. Ritorna in mente anche un cognome: Mokbel. E una certa Lucia Mokbel che abitava al civico 96, accanto all'interno 11, base operativa delle BR di Mario Moretti.
Potrebbe essere un caso, due cognomi simili… può capitare.
Invece no: proprio l'avvocato di Gennaro Mokbel conferma che Lucia e il suo assistito sono fratello e sorella.
Il nome Lucia Mokbel ha una certa sua importanza nel caso Moro.
Il 18 marzo 1978, la sorella di Gennaro, avrebbe indicato ad alcuni agenti, che si erano recati in via Gradoli per dei controlli all'interno 11 [base delle BR], che la notte precedente senti "dei segnali 'morse' sospetti". Per questa ragione consegnò ai poliziotti un biglietto pregandoli di farlo avere al commissario Elio Cioppa [il suo nome è nell'elenco degli iscritti alla P2] amico della donna. Quando Lucia Mokbel incontrò Cioppa in un ristorante seppe che quel messaggio non gli era mai stato consegnato.
Lucia Mokbel, nel periodo del rapimento e uccisione di Aldo Moro, conviveva con Gianni Diana.
Diana era una ragioniere che, per sua stessa ammissione, aveva "in uso l'appartamento all'interno 9" da circa due mesi, pochi giorni prima dell'agguati di via Fani, era domiciliato in via Ximenes 21 presso lo studio del commercialista Galileo Bianchi e lavorava insieme ad un'altra inquilina di quello stabile, Sara Iannone.
Bianchi, dopo soli tre giorni dalla scoperta della base brigatista, divento amministratore della società Monte Valle Verde srl, immobiliare proprietaria degli appartamenti di Diana e Iannone.
Con l'inchiesta legata allo scandalo fondi neri del Sisde-ex direttore Maurizio Broccoletti si scopre che la Monte Valle Verde era una delle società riconducibili ai Servizi Segreti e che ben 24 dei 66 appartamenti delle due palazzine erano di proprietà di 3 società [tra le quali la Monte Valle Verde] fiduciarie del SISDE.
L'interno 11, la base BR, era di proprietà du un privato, l'ingegnere Ferrero, marito di Giuliana Conforto, padrona di casa dell'appartamento di viale Giulio Cesare dove furono arrestati Valerio Morucci e Adriana Faranda.
Un sequenza infinita di ambiguità e bugie, depistaggi, miri di gomma fu stesa su quelle palazzine e su alcuni dei suoi abitanti.
Oggi si viene a scoprire che un filo lega Gennaro Mokbel all'eversione di destra e alla Banda della Magliana. La Banda della Magliana fu "interessata" dalla camorra nella ricerca della "prigione del popolo" dove era segregato Aldo Moro.
La risposta che la Banda della Magliana fece avere al Servizio Segreto Clandestino "Anello" fu: "cercate in via Gradoli".
Il primo ad indicare agli investigatori via Gradoli fu Benito Cazora, deputato della DC, uno dei pochi che si impegnò davvero a fondo per tentare di fornire aiuto per liberare Moro.
Alla fine di maggio, Cazora, fu portato da personaggi in contatto con la ndrangheta sulla cassia, nei pressi di via Gradoli. Chi lo accompagnava, all'imbocco della via gli disse: "E' questa la zona calda."
Il deputato riferì alla questura le informazioni avute, gli fu assicurato che sarebbero stati fatti dei controlli. Il giorno dopo, Spinella chiamò Cazora e lo informò che le verifiche avevano dato esito negativo.
Lucia Mokbel parla di una perquisizione avvenuta all'interno 11 il giorno 18 marzo. Sarà avvenuto pure qualcosa quel giorno, ma non certo una perquisizione!
Nel verbale del 18 aprile, poche ore dopo la scoperta del covo, la Mokbel parla di una perquisizione avvenuta circa 20 giorni prima.
La signora Damiano [la stessa che diede l'allarme per l'acqua che si era infiltrata dal piano di sopra, l'abitazione di Moretti] e almeno un altro testimone parlano di controlli da parte di agenti in borghese fatti tre settimane prima.
I controlli avevano interessato tutti gli appartamenti dei due stabili.
Si da però per scontato che quei controlli avvennero il 18 marzo.
Ma perché proprio quella data?
L'interrogatorio congiunto Mokbel-Diana ebbe luogo in Questura alle 14.30. Alle 21.30 vi fu un secondo verbale reso al vice Questore aggiunto Nicola Simone del solo Diana che retrodatava il racconto della Mokbel al 18 marzo.
Diana fu molto esplicito: "un paio di giorni dopo il rapimento dell'onorevole Moro".
I dubbi non sono stati chiariti.
Quel 18 marzo che cosa successe?
Perché i controlli dei quali parla Lucia Mokbel devono essere fatti coincidere per forza con quella data?
I legami Servizi-Diana-Mokbel-Banda della Magliana-camorra risalgono già al 1978 o sono successivi?

Fonti: Corriere della Sera
Settimanale "A"
Il Fatto Quotidiano
La Repubblica
Web


Lucio Galluzzi
©2010 Common Creative Licence

su Blogger

su ChiareLettere

su I Nuovi Mostri Oliviero Beha

su Liquida

su Report on Line

su faceBook

su Twitter

su Twubs Editor e Administrator Italia e Mondo per Iran Election

sfoglia
agosto        ottobre